Cargo: viaggi grafici!

Sabato Cargo, il collettivo di cui amo far parte (eh sì, non posso non dire così!), si presenta e presenta le sue autoproduzioni in un luogo a me molto caro: la giovane piccola ma preziosissima libreria Scaldasole Books. Preziosa perché il progetto di Michele, il librario, è il progetto di tutti quei fantastici appassionati di libri che contro la corrente senpre più forte delle enormi macchine da soldi Feltrinelli e Mondadori (sì, anche io ci sono affezionato alla Feltrinelli, ma ormai è proprio questo, una enorma macchina da soldi in cui è difficile scovare un’anima) lotta con incredibili sforzi per mantenere in vita un modo di trasmissione di cultura e saperi.

Non so voi, ma io mi sento proprio bene quando entro in una libreria e posso parlare con qualcuno che conosce i suoi libri, che ti consiglia cose che ha letto. Una cosa che mi riempie di speranza.

Beh, insomma, per l’occasione ripubblico qui la mia storia per il primo libro che abbiamo fatto, Cargo vol. 1 – viaggi grafici col sapore per l’ostacolo. Per leggerla basta un click sulla tavola qui sotto, quella dove mangiano il falafel, che a Baghdad fanno coi fagioli.

È una storia ispirata (e documentata grazie) al lavoro di un amico e collega, Antonio. Lui ha viaggiato per il Medio Oriente con Mamiya e Pentax 6×7 per quattro anni e più; io l’ho seguito a distanza, preparandomi ad una futura partenza.

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Ci vediamo sabato?

(Se l’assaggio fumettistico non vi basta, sappiate che ci sono pure le birre artigianali e varie stuzzicosità!)

Pendolare in acqua forte tinta

La mia prima incisione.

Un primo tentativo, una stampa non definitiva (guarda quei brutti bordi sporchi). Ma è già diventata un droga. L’effetto che fa la camera oscura applicato al disegno.

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Il soggetto è tratto da una copia dal vero fatta in treno, tornando a casa una sera dello scorso gennaio.

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La cosa bella poi è che questa cosa dell’incisione la si condivide pure tra amici fumettisti. Tipo Anna di Cargo e Marco (che però ancor nulla mi posta online…).

“Compagno”

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compagno2 s. m. (f. –a) [lat. mediev. companioonis, comp. di cum «insieme con» e panis «pane», propr. «colui che mangia il pane con un altro», calco di una voce germanica]. –

1.

a. Chi si trova insieme con altri in particolari circostanze o per un lungo periodo della vita, o esercita la medesima attività, o vive nello stesso ambiente: c. di viaggio; c. di gioco; c. di scuola, di studî; eravamo compagni di collegio; c. d’ufficio; c. di bagordi; c. di prigionia; c. d’armi, chi ha prestato insieme il servizio militare; c. di squadra, chi collabora con altri atleti a una gara sportiva; avere per c.; accettare per o come c.; fig., avere compagna la fortuna in un’impresa, averla propizia; il c., la c., la persona con la quale si convive, o con la quale si ha una relazione sentimentale, senza essere sposati (ma sempre più frequentemente il termine è usato con il sign. di marito o moglie); estens., la c. di un animale, la sua femmina. Anche, chi è legato ad altri da un comune vincolo spirituale, o segue la medesima sorte: c. di fede; c. di dolore, di sventura; c. di martirio; prov., aver compagno al duol scema la pena. Usato assol., e parlando di ragazzi, s’intende in genere di compagni di scuola o di gioco: litigare coi c.; andare al cinema con le c.; oppure le persone, per lo più coetanee, che abitualmente si frequentano: i c. lo hanno allontanato dalla famiglia; cattivi c., quelli che col loro esempio possono trarre al male.

b. Il laico che accompagna un frate sacerdote o un altro laico secondo le regole dei varî ordini: fra Cristoforocol compagno, prese la strada che gli era stata prescritta (Manzoni).

c. Nome col quale si chiamavano o si chiamano in Italia tra loro gli iscritti ai partiti d’ispirazione comunista e socialista o a gruppi politici affini (l’uso ha prob. il suo modello nel fr. compagnon, di vecchia tradizione nelle associazioni operaie); per estens., con uso assol., un c., i c., come indicazioni di persone iscritte a tali partiti. Compagni di strada (o, meno com., di viaggio), espressione con cui è stato reso in ital. il termine russo poputčiki (sing. poputčik), coniato dal rivoluzionario russo L. Trockij per indicare i sostenitori tiepidi (in genere intellettuali) del nascente regime sovietico, poi passata a indicare i simpatizzanti stranieri i quali, in genere, pur manifestando un attaccamento acritico all’Unione Sovietica (per es., giustificando ogni inversione della sua politica estera o interna), rimanevano tuttavia fuori dei rispettivi partiti comunisti nazionali.

2. Socio, cointeressato in una società commerciale o industriale, spec. nell’intitolazione della società stessa: Ditta& C.o (oppure, più raro, & C.i). Per estens., accennando a persone che si aggiungono senza nominarle, e per lo più scherz. o spreg.: il signor Rossi e compagni.

3. In astronomia, è chiamata compagno ciascuna delle stelle componenti una stella doppia o un sistema stellare multiplo, rispetto alla stella principale o a un’altra qualunque componente del sistema.

4. In botanica, cellule c. (dove compagne è apposizione, non attributo), quelle addossate a tubi cribrosi, sinon. di cellule annesse. ◆ Dim. compagnino, compagnétto, compagnùccio; pegg. compagnàccio (per un uso partic., v. la voce).

Da dizionario Treccani.it, dedicato a M.

Attesa dopo le ricerche

Stamattina – assonnato più che mai dopo un tardo ritorno, ieri notte, dalla nuova casa temporanea di Gianni – vado a visitar alcune camere a Milano.

Niente di esaltante a parte un incontro con un altro ricercatore, simpatico assai.

Alla fine, totalmente fuori sincro, arrivo a Milano Domodossola proprio al momento giusto per non aver treni prima di mezzora. Mentre aspetto nella plumbea atmosfera dell’anonima stazione (nota solo per le guerre tra scritte che gli zarri di provincia vengono a fare coi loro marker nelle mattine bigiate a scuola) due simpatici operai sistemano una scala mobile.

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